Intervista a Erotic Café

 

Marco Donnarumma, classe 1991, produce musica elettronica con lo pseudonimo di Erotic Cafe’. La sua specialità è la bass music (musica elettronica caratterizzata da frequenze basse) e in particolare la dubstep, genere “esploso” negli anni ’10 grazie al produttore Skrillex e portato in Italia dal rapper Salmo. La principale occupazione di Marco è quella di ghost producer: compone brani musicali su commissione, senza comparire pubblicamente ma rimanendo titolare dei diritti d’autore. Per contratto non può dirmi chi sono i suoi clienti ma confessa di aver composto una base per un rapper italiano famoso e che le sue tracce vengono passate alla radio BCC Australia. Le soddisfazioni più grandi Marco le ha ottenute dal suo progetto Erotic Cafe’, la cui musica viene suonata ai festival da artisti di fama internazionale, come Joyryde, Excision, Flux Pavilion, David Guetta e Afrojack.

 

Che effetto ti ha fatto sapere che questi musicisti affermati apprezzano la tua musica? 

Vedere Flux Pavilion suonare la mia musica facendo ballare migliaia di persone mi ha dato tanta soddisfazione. La Bass Music e la Dubstep sono generi che vanno forte soprattutto negli Stati Uniti, di fatto il 90% del mio pubblico è là, quindi non mi fermerò fin quando potrò suonare le mie canzoni oltreoceano.

 

Raccontaci il tuo percorso artistico.

Mi sono interessato all’informatica da piccolo, quando i miei mi regalarono il mio primo computer.  Prima produrre musica era solo un passatempo, poi dopo i primi anni di università a Siena mi sono reso conto che quello sarebbe stato il mio futuro. Lasciai l’università e trovai lavoro a Grosseto, dedicandomi alla mia passione senza vivere a spese dei miei genitori. Successivamente sono stato a Londra e a Milano, cercando di fare della musica il mio lavoro. Per vivere in queste città ho lavorato a tempo pieno e sono stato costretto a relegare la musica al (poco) tempo libero. Successivamente ho deciso che non avrei più lavorato per terzi e negli ultimi sei anni ho mantenuto la promessa. Tornando a Grosseto mi sono concentrato sulla mia musica, con ottimi risultati.  

 

Perché hai deciso di tornare a Grosseto? Non ti manca vivere in una grande città?

Inizialmente quella di tornare è stata una scelta sofferta. Poi mi sono accorto che a Grosseto la qualità della vita è notevolmente più alta, a 10 minuti abbiamo la montagna, il mare, la collina e il costo della vita è basso. La metropoli assorbe il tuo tempo, mentre qui posso dedicarmi ai miei progetti e nel tempo libero posso stare nella natura. 

 

Come ti ha cambiato vivere in una metropoli?

Ho capito che devo seguire la tua strada, mettendo tutto me stesso nella causa in cui credo, ascoltando i consigli ma prendendoli con le pinze. Bisogna essere autocritici, imparare dai propri errori e dalla gente che ti circonda, mettendo da parte l’ego. Questa ricetta ha funzionato per me: recentemente ho dato una svolta al mio progetto, cambiando il modo di concepire la mia musica. Ho scelto di essere indipendente prendendo decisioni stilistiche forti, riconoscibili e molto personali: anziché vedere le grandi case discografiche come un traguardo, omologandomi al sound degli artisti più conosciuti, mi sono concentrato sugli elementi che rendevano il mio stile unico. Fondamentalmente ho deciso di rinunciare ad ascolti assicurati in favore della ricerca artistica e questa scelta mi ha ripagato: il capo dipartimento musica elettronica di Spotify ha inserito i miei pezzi e una mia foto nella copertina di una playlist ufficiale. Tutt’oggi aggiunge i miei brani alle playlist, permettendomi di raggiungere migliaia di ascoltatori. Uno dei miei pezzi, NEWRAVE2020, supera i 100.000 ascolti su Spotify, senza promozione ne agenzie. Mi occupo di tutto io, musica, copertine e video.



 

Perché per cambiare la tua mentalità hai avuto bisogno di uscire da Grosseto?

A Grosseto c’è tanta energia e talento ma ho la sensazione che manchi un luogo di aggregazione in cui le persone possano incontrarsi e costruire. Abbiamo bisogno di essere guidati e motivati per e sviluppare le nostre idee e far partire iniziative. Invece ho l’impressione che nella nostra realtà riflettere sui problemi diventi lo scopo piuttosto che il mezzo per risolvere problemi. Dobbiamo concentrarci sul FARE, agire sulla realtà che ci circonda, senza cercare l’approvazione dagli altri o fissarci sulla meta, godendosi il percorso. Non sappiamo dove arriveremo, l’unica certezza è che siamo in cammino. Tanto vale che questo cammino sia divertente. 

Ascolta Erotic Cafe’ su Spotify: spotify.com/artist/79MThxG253JH9OVKmzO2TE?si=A7gO-camTkqm1D0k_k4T_A