| Brigante Tiburzi |
| Scritto da Massimo ( momo ) | |||||||
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Briganti in Maremma Il territorio costituito prevalentemente da macchia mediterranea, favorì nella seconda metà dell’ottocento la nascita del fenomeno del brigantaggio, trasformando le campagne nel regno incontrastato di uomini che “ si davano alla macchia “ per sfuggire alla giustizia e al carcere: In questo periodo molti furono coloro che lasciarono la vita normale per divenire “briganti” per necessità, per insofferenza e per ribellione verso lo “Stato padrone”: Biagini, Fioravanti, Stoppa, Arsuini, Menichetti, Ranucci e Albertini, ma il più famoso di tutti, il più temuto fu Domenico Tiburzi detto anche Domenichino o Re del Lamone. La storia del re del Lamone vi voglio raccontare che per un furto d’erba fu costretto a scappare a scappare a fuggire per poi darsi alla macchia per non dover della legge portar la mordacchia. Campi boschi, macchie lo videro errare fino a che re di queste riuscì a diventare re senza scettro ma con fucile e bisaccia che hai signorotti rese scura la faccia Vuotando loro tasche, carrozze e forziere per mettere alla gogna la legge e il potere, quella legge e potere che non mutan la faccia e che servi si fanno di quella razzaccia. Di quella razzaccia che prova solo piacere quando agli altri vuota tasche e paniere trasformando la lor vita in vitaccia senza per questo sentirsi venir meno l’animaccia. Legge e potere che grazie a un delatore, un falso amico, un uomo senza onore gli tesero un agguato per fargli la pellaccia a lui che aveva ben saputo far perdergli la faccia. Lui il re del Lamone non riuscì a scappare perché i tanti colpi lo fecero crollare come preda ferita avvertì la minaccia partì l’ultimo colpo finita era la caccia. Tiburzi il brigante non doveva parlare troppi segreti avrebbe potuto svelare di lui si doveva cancellare ogni traccia non poteva il bandito salvarsi la faccia. In terra sconsacrata lo voller sotterrare ma il suo mito per questo non poteva cessare, in quel di maremma non c’è alcun che taccia il suo nome e le imprese rendon lieta la faccia. La faccia di coloro che inviso hanno legge e potere quando questi si piegan dei potenti al volere andando contro il dovere, proferendo minaccia a chi chiede che in fondo poi giustizia si faccia. Giustizia perché tutti al fin dobbiam campare senza per questo dover elemosinare altrimenti chiediamo che un regalo ci si faccia d’un altro re del Lamone poter veder la faccia.
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