Cittą e comuni
Grosseto | Il Sindaco sulla Festa Liberazione |
| Scritto da Comune di Grosseto | |||||||
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Pubblicato da Sarah Franci Domenica 25 aprile 2010 – Festa Nazionale di Liberazione
65° anniversario della Liberazione
Orazione del SINDACO Emilio Bonifazi
Cari concittadine e concittadini, autorità presenti, siamo qui oggi per celebrare insieme una ricorrenza davvero importante, il 65° anniversario della Liberazione d'Italia dal nazismo e dal fascismo. Una data carica di significati che vogliamo celebrare ricordando gli eventi che precedettero e seguirono il 25 aprile non come eventi cristallizzati, consegnati ai libri di storia, incapaci di parlare agli italiani d'oggi, ma come esperienza fondamentale per il popolo italiano, da cui trarre stimoli e valori da incarnare nel presente e guida per le scelte del futuro.
Questa data, il 25 aprile, evoca un evento grande e terribile, il punto di arrivo di una vicenda sanguinosa per tutto il paese. E' la data simbolo della Resistenza e della fine della guerra in Italia e rappresenta il momento fondativo della nostra Repubblica. Una felice stagione durante la quale i valori della democrazia e le istanze di libertà del popolo italiano si sono tradotti, grazie a politici illuminati, nella Costituzione Repubblicana. Una Carta Costituzionale che ancora oggi rappresenta uno di punti cardine della convivenza civile nel nostro paese. Quest'anno però le celebrazioni del 25 aprile assumono un significato nuovo, vicini come siamo alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia previste il prossimo anno. Ed è proprio da qui che voglio partire per riflettere insieme a voi sull'attualità storica e politica della relazione tra quel che rappresenta oggi il 25 aprile e la stagione del Risorgimento che ha portato all'unificazione dell'Italia. La Resistenza italiana al nazifascismo è stata un'occasione di riscatto per tutto il paese, condivisa da tutti gli orientamenti politici che rifiutavano le scelte del fascismo. E' il fondamento della nostra Costituzione e base della Repubblica democratica, e come il Risorgimento, si è inserita in un contesto europeo. Un contesto, quello dalla seconda guerra mondiale, che fu quello del rifiuto di un'Europa asservita alle dittature e che conferisce alla memoria della Liberazione un doppio significato: da un lato ci ricorda il valore della cittadinanza italiana, la ricerca di un riscatto di tutto il popolo italiano da una dittatura che l'aveva mortificato, e contemporaneamente rafforza l'opzione forte per una cittadinanza europea. Come il Risorgimento, la Resistenza fu l'occasione per scelte coraggiose e per la riscoperta di un forte impegno civile: allora molti italiani aderirono alla lotta di Liberazione lasciandosi alle spalle comportamenti di rassegnazione e di qualunquismo, riscoprendo e testimoniando una grande dignità morale e un amore appassionato verso la libertà. Come il Risorgimento, la Resistenza fu prima di tutto un’affermazione dell’identità nazionale, la riscoperta condivisa di valori su cui gettare la basi per il futuro. Insisto su questa relazione tra il 25 aprile e l'Unità d'Italia perché sono convinto che oggi più che mai sia necessario riannodare il filo di una riflessione sul significato che questi due momenti importanti per la vita del nostro paese hanno rappresentato: il tentativo – partito dal basso, dal popolo - di costruire e ricostruire un'identità nazionale, un terreno comune in cui la cittadinanza italiana fosse un diritto da rivendicare con orgoglio. Sono aspetti che riguardano tutti.
In questo senso la Festa di Liberazione continua a rappresentare una data decisiva per la storia italiana, da ricordare ed anzi da riproporre agli italiani per alimentare il sentimento di una cittadinanza comune. Nell'immediato dopoguerra l'approdo di molti dall'esperienza resistenziale alla militanza nei partiti ha assunto, specialmente a sinistra ma non solo, forme intense ed esclusive, ed ha avuto perciò l'effetto negativo, che negli ultimi anni abbiamo avvertito con una certa chiarezza, di impedire che quella esperienza innescasse un processo di costruzione di un più alto senso di cittadinanza democratica. La Resistenza, dividendosi in contrapposte militanze politiche, non ha contribuito come avrebbe potuto a rinsaldare quel senso di appartenenza ad una comunità da sempre fragile nel nostro paese. Recuperare per questa data lo spessore di un segno dell'identità nazionale è oggi un obiettivo che tutti dobbiamo porci. Ma ciò è possibile solo in una visione capace di coinvolgere tutti gli italiani, nel quadro cioè di una storia comune, da riscoprire e valorizzare. Quindi, perché questa data conservi, anzi acquisti questo forte e nuovo significato, occorre liberarsi da interpretazioni ispirate ad interessi di parte, rimettere in discussione l'uso politico che del 25 aprile è stato fatto da tutte le forze politiche e recuperare, come per il Risorgimento, il senso più profondo e più duraturo di quell'esperienza. La speranza è di archiviare definitivamente ogni elemento che si presti a dare a questa festa un significato di celebrazione 'di parte'. Speranza fondata sull'ampiezza degli orientamenti contenuti nella Costituzione Repubblicana, sulla rappresentanza larghissima di coloro che la scrissero, i padri costituenti, eletti con la prima vera, grande manifestazione di democrazia del nostro paese: l'elezione a suffragio universale.
La Costituzione è attuale ancora oggi, perché sa indicare le linee maestre della nostra convivenza come popolo: essa richiama, infatti, il valore delle libertà, delle istituzioni e l'equa distribuzione della ricchezza; è il richiamo a una politica di grande respiro che ha per fine lo sviluppo della democrazia, il progresso economico e civile, la pace fra i popoli. E' innegabile che oggi stiamo attraversando una fase di crisi: crisi di rappresentanza politica, di quei valori di solidarietà tra i italiani su cui la Costituzione si fonda, fino ai rischi di una graduale corrosione dell'unità nazionale. Il tutto aggravato da un contesto globale di un mondo diviso dai livelli di povertà ma anche attraversato da molte guerre. Un contesto nel quale la contrapposizione politica ha assunto soprattutto nel nostro paese accenti e modalità sempre più 'barbare', che in questi anni non hanno risparmiato nemmeno le grandi questioni della storia nazionale. In questo senso voglio ribadire e riaffermare con forza, in questa occasione così importante, il rifiuto di ogni utilizzazione della Resistenza a fini politici, per sottrarla alle lotte e polemiche politiche che hanno lacerato e lacerano il nostro paese e che ne hanno fatto un elemento di frattura e di divisione, piuttosto che un ideale punto di riferimento per una identità collettiva comune. Sono convinto che solo recuperando quello spirito dei costituenti, quell'idea di una politica che sa parlare alla gente e sa fare il bene della comunità con spirito di servizio, potremo guardare avanti e rinsaldare l'identità collettiva del popolo italiano. La stessa Costituzione, che ancora oggi ci guida, è il frutto del lavoro di uomini e donne che sapevano parlare tra di loro, che erano capaci di affermare con forza e convinzione i valori in cui credevano ma anche di superare le proprie personali visioni per un interesse più alto. Per l'interesse collettivo. Il frutto di questo dialogo costruttivo ci ha lasciato in eredità una Carta costituzionale tra le migliori al mondo. E' su questa traccia che dobbiamo essere capaci di coinvolgere tutti, ma soprattutto i più giovani, in una Festa Nazionale che diventi, su modello di quanto già avviene in Francia e negli Stati Uniti, una vera ' festa di tutti'. Per questo non abbiamo voluto dimenticare, nel celebrare questa importante ricorrenza, l'attenzione alle giovani generazioni, che vogliamo sempre di più coinvolgere in occasioni e appuntamenti diversi dai momenti strettamente celebrativi. Per mantenere vivi e rinnovare insieme, giovani e meno giovani, i valori fondati della nostra Repubblica. Per parlare all' “uomo che verrà”, per citare il bellissimo film di Giorgio Diritti che nei giorni scorsi è stato proiettato a Grosseto. Per parlare cioé a coloro avranno responsabilità di governo domani, e chiedere loro che assumano gli ideali e le pratiche dei Costituenti come modello di azione quotidiana. Che lo facciano di più e meglio di quanto sono riusciti a fare le generazioni che oggi hanno le responsabilità più alte nel governo del paese e nella vita civile. La Liberazione è stato il punto di partenza di un'Italia nuova e migliore, ispirata ai valori della democrazia, della libertà, della solidarietà e della legalità, che oggi più che mai devono essere non soltanto ricordati, ma rinnovati quotidianamente con l'impegno di tutti. Buon 25 aprile a tutti!
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