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Nei
giorni scorsi mi sono recato in Libano in visita ufficiale al
contingente del Savoia Cavalleria impegnato nell'operazione 'Leonte'
all'interno della missione di pace UNIFIL (United Nations Interim
Force in Lebanon). E' stata per me un'esperienza davvero importante,
durante la quale ho conosciuto meglio la realtà quotidiana dei
nostri militari all'estero, e soprattutto ho avuto modo di verificare
“sul campo” quanto il nostro contingente rappresenti una presenza
fondamentale per garantire la pace in un territorio martoriato dalla
guerra e dall'odio. Un odio che pervade ogni angolo di quest'area, il
sud del Libano, dove la contrapposizione tra la popolazione libanese
e gli israeliani è fortissima. L'impegno principale della missione
infatti è quello di garantire la
cessazione delle ostilità fra Hezbollah e lo Stato di Israele.
Ho
soggiornato presso l'insediamento del battaglione Savoia nel Comune
di al Mansouri per testimoniare l'attenzione della popolazione
grossetana al lavoro del nostro contingente. Qui ho avuto modo di
incontrare il sindaco di Tiro e quello di Zibqine, ed ho verificato
come in Libano i nostri militari siano fortemente impegnati, oltre
che in attività di controllo, anche in progetti di tipo umanitario,
molto apprezzati dalla popolazione, che hanno consentito, solo per
fare un esempio, di inaugurare nei giorni scorsi l'impianto elettrico
nella sede della Croce Rossa di Tiro, permettendo così di avere
l'energia elettrica non soltanto per sei ore ma per tutte le 24 ore.
Ma sono in corso anche una serie di progetti che riguardano le
scuole, i bambini, la messa a punto di nuove infrastrutture e il
ripristino della viabilità, a cui stanno attivamente contribuendo
anche molte realtà imprenditoriali del nostro territorio.
Voglio
ringraziare a nome di tutta la città il comandante Colonnello Andrea
Carrino, il suo staff e tutti i militari impegnati nella missione,
che da mesi operano lontano dalla città e dalle loro famiglie e si
sono distinti anche in passato per l'impegno, la professionalità e
le doti umane nel corso di tante missioni, dal Kosovo, alla
Macedonia, dall'Iraq all'Afghanistan.
Il
Sindaco
Emilio
Bonifazi
La
missione: La
missione UNIFIL è nata con la Risoluzione 425 adottata in data
19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite, a seguito dell'invasione del Libano da parte di Israele (marzo
1978). Successive Risoluzioni hanno prorogato, con cadenza
semestrale, la durata della missione.
L'area
interessata comprende otto municipalità nell'area di Tiro, la città
più grande con circa 80mila abitanti, ed in particolare: Al
Mansouri, Shama, Tayr Harfa, Naqoura, Al Hinniah, Zibquine, Majda
Zun, Alma Achaab. Il contingente, sotto il comando italiano, è
composto in totale da circa 4000 militari, di cui la metà italiani e
gli altri provenienti da nazioni diverse, dal Ghana alla Corea, dalla
Cina alla Malesia, dal Brunei alla Slovenia. Gli uomini e donne del
Savoia, circa 300 partiti da Grosseto, si trovano in missione dallo
scorso 12 ottobre e, insieme al reggimento Trieste di Forlì e alla
brigata Friuli di Bologna, hanno il compito di aiutare le forze
armate locali a riprendere il controllo del territorio.
Prima
della crisi di luglio/agosto 2006 la missione delle forze UNIFIL era
quella di verificare il ritiro delle truppe israeliane dal Libano,
assistere il Governo libanese nel ristabilire la propria autorità
nell'area ripristinando così la sicurezza e la stabilità
internazionale. Dal 2006 il compito della missione è quello di
monitorare la cessazione delle ostilità, accompagnare e sostenere le
Lebanese Armed Forces (LAF) nel loro rischieramento nel Sud del
paese, comprendendo la Blue Line, non appena Israele ritira le sue
truppe dal Libano, estendere la propria assistenza per aiutare ad
assicurare un corridoio umanitario alla popolazione civile ed ai
volontari nonché assicurare il rientro in sicurezza degli sfollati,
oltre che assistere le forze armate libanesi nelle operazioni di
stabilizzazione dell'area. La missione ha inoltre il compito di
prevenire la ripresa delle ostilità, mantenendo tra la Blue Line e
il fiume Litani una area cuscinetto libera da personale armato,
assetti ed armamenti che non siano quelli del Governo libanese e di
UNIFIL.
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