Visita a Magliano in Toscana

Autore Elena Fazzi

Il Comune di Magliano in Toscana è sicuramente uno dei più variegati della Provincia di Grosseto, con il mare che lo lambisce e le colline che ospitano, oltre al paese di Magliano in sé, anche le frazioni di Pereta e Montiano, davvero caratteristiche nel loro genere.

Il paese vanta una storia ormai millenaria, con resti di insediamenti etruschi che sono stati ritrovati nei dintorni (la più degna di nota certamente è la necropoli di Heba) e insediamenti medievali che hanno lasciato la loro forte impronta. Proprio nella zona di Magliano, tra l’altro, è stato ritrovato un importantissimo reperto archeologico, ovvero il cosiddetto “disco di Magliano” che è stato fondamentale per la decifrazione della lingua etrusca.

Da paese tipicamente toscano, anche il centro storico di Magliano è circondato da mura, che sono la chicca imperdibile del paese, tipicamente rinascimentali e intervallate da 9 torri, di cui una, però, crollata a seguito della recente alluvione. Sono stati gli Aldobrandeschi a realizzare la cinta per primi, anche se i tratti attuali, con merletti e archetti decorativi, si devono alla ristrutturazione senese quattrocentesca, che ha inglobato la parte medievale senza particolari traumi architettonici. Sono tre le porte di accesso: Porta San Giovanni, risalente al ‘300, la Porta di San Martino, di origine medievale, e la Porta Nuova, del ‘400.

All’interno del Centro storico, gli edifici più interessanti, sia dal punto storico che turistico, sono gli edifici religiosi come la Pieve di San Martino, situata vicino all’omonima porta e in stile romanico, come d’altronde suggerisce la sua datazione intorno al XII secolo. Oltre alla facciata con un grande portale e una bifora sovrastante, da rilevare sono gli affreschi che decorano la parte interna e che risalgono al 1400-1500. In vari stili, invece, a causa dei molti interventi nel corso dei secoli, è la chiesa di San Giovanni Battista che parte da una base romanica ma offre spunti di gotico e di stile rinascimentale. A completamento dell’unica navata è presente un abside, con il simbolo della comunità, ovvero il cosiddetto “maglio”, e un campanile. Bisogna poi uscire dalle mura per poter visitare la Chiesa della Santissima Annunziata, importante non tanto per il suo aspetto, semplice e minuto, ma per l’opera che ospita, ovvero la “Madonna che allatta il Bambino”, una delle massime espressioni di Neroccio di Bartolomeo de' Landi.

Quanto agli edifici civili, occorre citare il Palazzo del Podestà, costruito a metà ‘400 che presenta elementi tardogotici e stemmi delle famiglie più ricche del paese, e il palazzo di Checco il Bello, che deve il suo nome al personaggio che vi abitò ad inizio ‘900. Rispetto al Palazzo del Podestà ha mantenuto maggiormente i suoi caratteri originari e presenta un aspetto sicuramente più “antico” che si rifà alla scuola di architettura senese del periodo tardogotico.

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