Ansedonia e le rovine di Cosa

Autore Elena Fazzi

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Ansedonia sorge su un promontorio a sud della Provincia di Grosseto, nei pressi del Tombolo della Feniglia e più precisamente nel punto in cui la lingua di terra si unisce alla costa. Facente parte del Comune di Orbetello, è costituita da due parti, l’una più moderna formata da ville per lo più lussuose sparse sul promontorio, l’altra più antica e consistente nelle rovine della città romana di Cosa. In basso poi, spiagge e stabilimenti balneari accolgono i turisti amanti del mare.

La città di Cosa fu fondata nel 273 a.C., deve il suo nome ad una vicina città Etrusca e la sua fondazione alla posizione strategica del promontorio su cui fu edificata, ideale per controllare i traffici marittimi, soprattutto in ottica fenicia. E’ possibile, ad oggi, poter ammirare i resti delle mura che circondavano l’acropoli e che racchiudevano al loro interno una città fatta di vie che si intersecavano ad angolo retto. Il fulcro della città era il foro, di cui rimangono ben visibili alcuni resti e che accoglieva una basilica civile (una sorta di moderno tribunale) e tutta un’altra serie di edifici come due tempietti, l’Erario e il tempio di Giove, andato, però, distrutto.

Complementare ad una visita alle rovine, è senz’altro l’esplorazione del Museo Archeologico di Cosa, che utilizza le strutture dell’abitazione di Q.Fulvius e raccoglie tutti i reperti rinvenuti nell’area dell’antica città, tra i quali quelli del Tempio di Giove che hanno permesso di ricostruire il suo aspetto originario. Formato da tre sale, ha un costo veramente esiguo (€2 l’intero, €1 il ridotto) e rimane aperto da Ottobre ad Aprile dalle 09.00-17.00 e da Maggio a Settembre dalle 09.00 alle 19.00.

Altri monumenti d’interesse situati nei pressi di Ansedonia sono sicuramente la Torre di San Pancrazio e la Torre di San Biagio, entrambe risalenti al ‘500 e facenti parte delle strutture difensive dello Stato dei Presidi spagnolo; la cappella di San Biagio, situata presso l’omonima torre, e la tagliata etrusca, ovvero un’opera d’ingegneria consistente in un canale scavato in una roccia,realizzato per evitare l’insabbiamento del vicino porto, e in una spaccatura del promontorio, detta Spacco della Regina, che consentiva lo scavo di ulteriori cunicoli nella roccia dediti al medesimo scopo.

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